Scheda Tecnica

Informazioni di base:

  • Titolo:  La storia di un Uomo che diventa mito?
  • Tecnica: Pigmento puro con olio
  • Dimensioni:  122x242x8 cm su tre pannelli
  • Anno: 2006
  • Artista: Marina Martucci
  • Prezzo: 11.400 €

Stile e caratteristiche:

  • L’opera si configura come un dipinto di un paesaggio marino antistante alla costa jonica con prospettiva aerea nel mese di agosto.
  • La tavolozza cromatica è dominata da colori caldi, con sfumature di ocra e terra bruciata.
  • La superficie del dipinto è caratterizzata da una texture liscia e omogenea con un leggero rilievo.
  • L’opera presenta una struttura a “telaio”, con una profondità di circa 4 cm.

“La storia di un uomo che diventa mito”
Tre come il numero che compone la figura di Dio.
Tre come il numero dei martiri che segnarono e datarono la storia dell’uomo: Gesù ed i due ladroni.
L’opera è composta da tre parti: un quadrato centrale e due rettangoli verticali che si pongono laterali al quadrato. L’opera centrale ha forma quadrata, come quadrata era la forma delle tombe che appartengono alle antiche civiltà (Egitto e nel suo intorno); codesta forma aveva la funzione di essere un tramite con l’aldilà, in modo che il defunto potesse più facilmente trovare la “strada”. In seguito il quadrato diviene un simbolo che ricorre frequentemente nelle scritture alchemiche. Ai lati dell’opera centrale i due rettangoli dolmenici si compongono da tre “tavole” per ognuno (il numero perfetto che
ricorre continuamente quasi come un’equazione algebrica); il rettangolo in questo caso rimanda alla forma del “santo sepolcro” che accolse le membra e lo spirito di Cristo.
Guardando l’opera nell’insieme i rettangoli dolmenici ci appaiono indiscutibilmente come due colonne. Le colonne non sono solo elementi architettonici con funzione di sostegno, ma hanno anche il ricco significato simbolico. Spesso affiancano l’entrata di un tempio o, all’interno, l’entrata al sancta sanctorum, e stanno idealmente in relazione
con le colonne del mondo (colonne d’Ercole);
secondo la Bibbia, nel giorno del Giudizio Universale solo Dio ha il potere di abbattere le colonne che reggono il mondo, come Sansone durante la gran festa dei Filistei. La coppia di colonne ricordano l’usanza egiziana di erigere due obelischi alle porte dei templi (simbolo di forza e stabilità).
Nel simbolismo massonico esprimono ”giustizia e benevolenza, le colonne portanti dell’umanità”, legate ulteriormente ad un sistema dualistico-esoterico come quello degli elementi alchemici: sulphur et mercurius.
All’immagine delle due colonne si aggiunse inseguito quella dei tre pilastri portanti: saggezza(portata da uno spirito alato; nel cristianesimo invece i sette pilastri della saggezza vengono collegati ai “sette doni dello Spirito Santo”), forza,
bellezza.
L’intera opera è costituita da quindici “tavole”(anch’esse quadrate), come le quindici stazioni della Passione di Cristo.
Nell’opera centrale, composta da nove “stazioni”(3 al quadrato), emerge dalle stesse verso l’esterno preponderantemente, il più universale tra i simboli elementari (e non solo in ambito cristiano): la Croce. Essa rappresenta anzitutto l’orientamento nello spazio, il punto d’intersezione tra le linee, l’unificazione di molti sistemi dualistici sotto
forma di una totalità, che corrisponde alla forma umana con le braccia aperte (la più nota quella di Leonardo Da Vinci).
Assieme al cerchio costituisce un elemento strutturale che sta alla base di molti mandala o figure di meditazione che si ritrova nelle piante di diversi
templi e chiese. Anche il paradiso biblico, con i quattro fiumi che da esso ha origine fu rappresentato in questa forma. Dal punto di vista dell’asse verticale, che unisce lo zenit al nadir, la croce ha un rapporto simbolico con l’asse del mondo; sull’asse
orizzontale la croce taglia i quadrati in quarti uguali. Alcuni popoli africani credono che i crocevia o il simbolo della croce siano in relazione con laseparazione tra le strade dei vivi e quelle dei morti.
I Cristiani interpretano spesso erroneamente le croci presenti in altre culture come segni di una precedente presenza cristiana, poi dimenticata.
Nelle storie del Libro di Adamo si narra che Dio creò la Terra; prima venne la sua forza e da essa seguì poi da quattro parti la Terra come vento e soffio lieve; e nel centro la sua forza si arrestò e riposò. In quel luogo si compirà la redenzione. (…)
Quando giunsero al Golgota, che è il centro della Terra, l’angelo mostrò a Sem questo luogo (…) Qui la Terra si aprì a forma di croce e Sem e Melchisedek vi posero la salma di Adamo (…) le quattro parti si mossero e racchiusero la salma, e all’apertura della Terra si chiuse. Questo luogo fu chiamato “Calvario”, giacché vi fu ucciso il “Signore di tutti gli uomini”. Il simbolo cristiano della croce (simbolo di predestinazione divina, che
compere anche nel vecchio testamento) rimanda allo strumento usato per l’uccisione di Cristo,(nella storia questa esecuzione capitale segnò migliaia di morti) uno strumento orrendo che diviene in seguito, grazie alla resurrezione di Cristo il simbolo della
“vita eterna”… (trionfo sulla morte). Parallelamente nell’arte egizia la croce, coronata da un cerchio o da un ovale (detta croce ansata) viene spesso raffigurata nelle mani dei faraoni come simbolo della “vita”. Tornando all’analisi dell’opera centrale con
la croce sopraelevata, possiamo affermare che questo tipo di costruzione con sistema cubico o monometrico (i tre assi cristallografici sono ortogonali e tutti uguali; anche la cella elementare è cubica), ha un’origine risalente alla civiltà Inca, i cui sovrani possedevano una croce di marmo bianco e rosso a Cuzco, chiamata “diaspro cristallino”; non si può dire da quando la possedessero.
La croce era quadrata; doveva misurare più o meno tre quarti di cubito, ogni braccio era largo tre dita e altrettanto spesso. Veniva ricavata con grande bravura da un unico blocco di marmo, gli angoli erano levigati, la superficie finemente molata e splendente. Quest’ultimo concetto lo ritroviamo infatti nell’opera in questione dalla quale permea la
stessa superficie brillante che serve anche a proteggere i pigmenti naturali utilizzati per vestire l’opera con il colore. Questo tipo di croce veniva conservata in una dimora “consacrata” e non poteva essere calpestata. Una croce di pietra simile a questa fu
ritrovata sul basamento di una costruzione di forma quadrata nei resti minoici dell’isola di Creta.
Questo simbolo originario è presente nelle più diverse culture della terra.
Osservando l’intera composizione con una prospettiva aerea appare evidente la sintesi di un paesaggio che si riferisce a quello israeliano, molto simile al Salento. Infatti se passiamo dai simboli al colore si evince una forma che obliquamente da in alto da
sinistra a destra verso il basso determina la penisola salentina, posta al centro del bacino mediterraneo e quindi da sempre “terra di passaggio”, su cui i crocevia delle civiltà hanno lasciato le loro memorie, protese ad inseguire i loro miti. In alto a destra
su due piani diversi, tende a comporsi un’altra forma importante, il più diffuso simbolo geometrico: il cerchio. Guardando l’opera come se fosse un corpo umano, il centro del cerchio è posto nel luogo dove risiede il “ cuore”. Da un piccolo quadrato si
ripetono con ritmo concentrico e copioso deicerchi. Stando alla filosofia platonica e neoplatonica il cerchio è la forma più perfetta e immutabile; la città dell’isola di Atlantide, viene descritta da Platone come un sistema di anelli concentrici di
terra e d’acqua. Nei sistemi mistici si allude a Dio come a cerchio dal centro onnipresente, per rendere con concetti umani la perfezione e l’intangibilità.
Il cerchio non ha ne inizio ne fine, ne’ direzione ne’ orientamento, è anche causa delle orbite circolari delle stelle intorno al polo celeste, infatti viene rappresentato come una cupola sferica simbolo del cielo e di tutto ciò che è spirituale. I cerchi concentrici sotto forma di graffiti sono presenti e frequenti nelle tombe monolitiche preistoriche, possono
essere interpretati come simboli dello sprofondare delle acque della morte (aldilà), anche della meravigliosa risalita, nel senso della dottrina della morte e della rinascita. Nelle dottrine magiche il cerchio ha una funzione di difesa dagli spiriti cattivi, i quali
non possono superarlo. Esempi tangibili ne sono alcuni menhir disposti appunto a cerchio. Nel Salento oltre ai dolmen e menir ci sono i “trulli” chiamati anche “pagghiare” (in cui i contadini conservavano l’attrezzatura agricola o addirittura
in cui si riparavano la notte), che presentano appunto una forma sferica, estremamente visibili dall’alto nelle campagne delimitate dai muretti a secco.
Attraverso uno sguardo speleologico è possibile riconoscerli nell’opera in questione.
Simbolo opposto al cerchio è il quadrato, che in contrasto indica il mondo terreno e ciò che è materiale. Il cerchio rappresenta Dio ed il cielo, il quadrato la Terra e l’uomo; il compito proverbiale di trasformare il cerchio in un quadrato della stessa
superficie, sintetizza gli sforzi dell’uomo per mutare la sua sostanza in quella della divinità. Ancora una volta il quadrato nell’opera rimanda alla moderna “scatola nera” che abita molteplici luoghi, ormai il più potente mezzo di comunicazio-
ne odierno: la “televisione”. Riportando ora il nostro sguardo al contemporaneo
non possiamo rimanere indifferenti alla “guerra del denaro”… è proprio vero che la storia si ripete!
L’uomo da sempre non fa altro che trovarsi un mito per il quale motivare le sue azioni seppure vadano contro se stesso, perdendo la percezione della realtà
vera conducendolo invece verso l’oblio.
Per questo la scelta dei due colori che vestono l’opera: il giallo caldo ed il viola. In un primo momento si fà riferimento ai colori ecclesiastici, ma andando ad approfondirne il significato avremo un concetto matematico: il viola sta al rosso del sangue che si riversa nel mare, come il giallo caldo sta nella luce dell’oro che intensificandosi (in alto a
sinistra del quadrato) diventa bianca. Abbiamo così una costante: il bene e il male, la luce e l’ombra,la vita e la morte. Ma qual è il senso della vita?
Marina Martucci

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