Su di Me
Le mie esperienze.

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| DE-FINIRE |
di Gianmichele Arrivo
Gallerista
| DE-FINIRE |
De-Finire è il progetto che l’artista salentina Marina Martucci ha portato alla Co.61 di Grottaglie il 3 luglio e presso il Palazzo Turrisi di Lecce il 12 Luglio del 2010.
Frutto di una ricerca rigorosa e determinata, la personale presenterà una serie di tele monocromatiche di formato ridotto e dagli effetti craquelè, realizzate attraverso miscugli di masse resinose, sottoposte, altresì, ad estenuanti processi di essicazione ed asciugatura.
Questi lavori si possono definire come modulazioni coloristiche raffinate da cui si dipanano fitti intrecci di screpolature e microcrepe, il tutto eseguito con fabrilità sapiente e con un gusto particolare per la trattazione della materia , riveniente dallo studio delle tecniche di realizzazione dei dipinti rinascimentali.
L’artista utilizza il linguaggio del decadimento naturale indirizzandone e ordinandone i processi al fine di mediare il conflitto tra vitalità e distruzione della materia così screpolata, elaborando superfici in cui gli avvenimenti accadono o non esistono per niente.
Attraverso la sua ricerca l’artista ottiene una simbiosi tra tutte le coordinate della sua creazione.
Richiamando l’idea del trascorrere del tempo non come rimpianto ma come elemento mobile per diventare vita per il presente, riaffida alla tramatura tutta l’efficacia espressiva dell’opera e, con l’ausilio di colorazioni spontanee,riscrive esteticamente questa esperienza offrendo un unico tempo di percezione.
È l’arte che ritorna sui propri passi,sui propri elementi fondanti, sui problemi della forma e della materia. Un’arte che si attua
in una reinterpretazione di modulazioni stilistiche e in una estrema distillazione formale, perfetta coincidenza di significante e significato.
Ogni opera tende compatta , ponderosa e quasi elementare, non più asettica ma pura, intatta quanto traslata e trasformata,soprattutto stravolta nella sua composizione materiale che non lascia intravedere tutti i procedimenti esecutivi e tutti gli avvertimenti del tempo.
Il controllo di questa sensualità materica porta ad una estrema semplicità formale e la verità dei procedimenti sposta il minimo di immagine o l’immagine minima verso un massimo di immaginazione, evocando una linea temporale instabile che, in alcune occasioni, si estende all’indietro verso il passato, in altre si allunga verso futuri imprevedibili, un’allusione ad una struttura altra dove il de-finito diventa mai-finito.
curricula
Marina Martucci è nata a Lecce nel 1979,dove vive e lavora. Inizialmente come autodidatta, ha conseguito poi il diploma all’ Istituto Statale d’Arte di Lecce; dal 2003 al 2004 ha frequentato il corso di pittura all’ Accademia Delle Belle Arti di Lecce; dal 2006 al 2007 frequenta il corso sperimentale in arti visive in conservazione e restauro all’Accademia Delle Belle Arti di Lecce.
Dal 2007 al 2008, ha conseguito un tirocinio formativo presso il “Centro di Restauro e Conservazione” di Marco Tommaso Fiorillo e Lecce.
Dal 2010 al 2012 è stata impegnata in uno stage presso il Museo Sigismondo Castromediano, a Lecce.
Attualmente è iscritta alla Facoltà Teologica Pugliese (Istituto di Scienze Religiose) a Lecce.
Marina Martucci fa parte di uno stretto numero di artisti, che ancora oggi realizza le proprie opere con tecniche e ricette antiche, prese in prestito dai grandi maestri del passato, ormai inusuali e fuori tempo, in chiave contemporanea. Attraverso una
talentuosa ed innata propensione per il colore e la materia, con cura d’uno speleologo, fa riemergere il forte legame alla storia ed i paesaggi del suo amato Salento e, con un’attenzione costante alle problematiche che influenzano e mutano le vite e
le tradizioni dell’attuale società.
Le opere nascono già in giovane età concepite su grandi spazi attraverso un’iconografia che filtra la realtà in un contesto onirico; nel corso degli anni l’artista rielabora le immagini reali sintetizzandole al massimo, passando poi da un’espressione
dapprima definita da una classicheggiante cromia, ad un’attuale espressione evidenziata da una pittura che vira alla scultura.
Proprio quest’ultima diventa il fulcro endogeno dell’intera produzione che pare concepita come un “miscuglio alchemico”,spingendo l’artista alla continua ricerca di tecnologie sedimentarie diverse, per il raggiungimento di definiti e suadenti effetti cromatici che esaltano chiare tracce di prospettiva aerea.
“Pittura nel senso più tradizionale del termine ( è invece ) quella di Marina Martucci che elabora opere che sulla materia e sulla luce, ma anche su significati legati alla numerologia e alle forme elementari, e sempre al limite di una sacralità allusiva.”
( Toti Carpentieri )
2007
Personale di pittura presso il
centro culturale “ Leonardo da
Vinci ” Sala Metallica San Donà
di Piave (Ve), “Figure e luoghi”
a cura di Boris Brollo
2008
Personale di pittura presso il
giardino botanico La Cutura
Poggiardo (Le), “Alchimie al
Femminile ” a cura di Francesca
Romana Perrotta
2010
Personale di pittura presso
Palazzo Turrisi ( Le),“De-Finire” e Galleria CO61 Taranto Personale presso la galleria CO61 arte contemporanea
Grottaglie (Ta)
2011
Personale di pittura al SIA
GUEST 2011 a Rimini, ”Viaggio
in Puglia 100% Hotels”.
Mostre collettive
2001
Collettiva 100 artisti italiani, Milano
2007
Collettiva presso la libreria ERGOT ( Le) “ Mito e Sacralità”
2008
Collettiva presso la galleria d’ArteIl Salotto dell’Arte Lecce “ INCHIODATI ALL’ARTE”
2008/2009
Rassegna d’Arte Contemporanea presso magazzini ex Upim a Lecce “MATERIAMENTE”
2009
Extemporanea di pittura e installazioni in P.zza Santo Oronzo a Lecce, “ EXTEMPORA”
2009
Collettiva di installazioni presso La Villa comunale di Lecce, “ Ritorni Contemporanei”
2010
Collettiva presso il castello Carlo V a Lecce I Biennale del Salento
2010
Collettiva presso il palazzo marchesale di Galatone (LE) a cura della Galleria Antonio Battaglia (MI), “SEIPERUNO”
Esperienze di lavoro
1999
Decorazione pittorica di un abito realizzato a mano per conto della stilista Angela Pepe, per una sfilata di moda organizza ta dal maestro Pino Cordella all’Hotel Tiziano a Lecce
2000
Progettazione e realizzazione di due tele di m 1,50 x 2 commissionate dal negozio “ Tutto per l’Alberghiera ” Lecce
2000
Ottobre-Dicembre progettazione e realizzazione di due controsoffitti comprendente dodici cupole di diametro m 1,20 ed otto cupole di diametro m 2,50 con rispettivi pannelli laterali per conto dell’architetto Severino Orsan su commissione del complesso “ Borgo Ducale” a Tuturano (Br)
2002
Realizzazione decorativa della facciata del bancone-bar, su commissione di Davide Polo proprietario della caffetteria “Loft Cafè”, Lecce
2004
Realizzazione di finti affreschi nelle nicchie del soffitto di una masseria fortificata del 500’a Galugnano (LE) su commissione dell’avvocato Scupola
2005
Assistente dello Studio d’Arte Contemporanea di Massimo Quarta a Lecce Consulenza sulla cromia della muratura ( interni ed esterni ) di locali uso abitativo e luoghi pubblici
2007
Assistente fotografa nei concerti in tour a Roma e Ravenna della “ Notte della Taranta” di Melpignano (LE), di Massimiliano Spedicato in arte “Massimino foto”per la
Gazzetta del Mezzogiorno di Lecce
2007/2008
Tirocinio formativo presso il Centro di Restauro e Conservazione di Marco Tommaso Fiorillo a Lecce
2010/2012
Stage di restauro presso il Museo Sigismondo Castromediano a Lecce
2011/2012
Assistente di laboratorio e corso in itinere di manufatti ceramici artistici di designer per arredo presso Monica Righi.
2011/2012
Restauro di opere d’arte moderna in metallo, per conto del comune di Lecce, presso il M.U.S.T.

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su Marina
di Valerio Tambone
Fotografo
| ESPANSIONE |
Non avrebbe senso parlare di Marina Martucci, se non osservando cio’ che non si vede. L’espansione al di là dei limiti finiti dei suoi lavori è da immaginare,correndo il rischio di sentirsi atterriti.
Potrebbero non aver limite. Vedere moltiplicati a dismisura i lavori e annullati i suoi confini potrebbe costringere l’osservatore a sentirsi parte di quell’ essenza, quindi non piu’ occhio esterno ma molecola esso stesso. Un rischio da correre. La necessità di raccontare l’embrione che si sviluppa attraverso una tecnica dove la natura deve fare il suo corso è come lasciare, a un certo punto, che la vita scorra da sè, senza decidere troppo e con assoluta riverenza.
Ed è una necessità fortissima, se pensiamo che l’artista desidera ardentemente entrare nella materia piu’ labile e microscopica per battezzarne la dissoluzione. Dà il suo Là . Un embrione che poi, lentamente, diventerà fuoco nei suo molteplici aspetti, anche piu’ lirici.
E’ paradossalmente il racconto dei due estremi della vita che si ricongiungono, la vita e la morte. Se da un parte, pensare ad un embrione rimanda ad un ‘idea di purezza, verginità della materia e del pensiero,dall’altra, il fuoco è colui che rade, incenerisce e bruciando purifica.
Se chiudessi gli occhi per vedere l’invisibile della Martucci, e spostassi la percezione dei suoi fuochi su un altro piano sensioriale, utilizzerei “Goin’ Back”, motivo della storica band americana degli anni 60 The Byrds, come soundtrack per un ipotetico volo, quello fatto a corpo libero ,come degli angeli, sopra un mondo che prende fuoco e del quale ormai io vedo solo il fumo.
Goin’ back ! Torno alla giovinezza, quando avevo la certezza di sapere. Incendio per una totale dissoluzione e sterilizzazione delle voci, delle velocità terrene, delle stupide correnti che muovono l’animo umano verso il possesso.
Risate sonore, forse un po’ ciniche, ma liberatorie, post-mortem, di angeli che hanno appiccato un fuoco perchè stanchi di come la materia viene considerata merce e non oro prezioso, qualsiasi valore effettivo essa abbia.
I rassicuranti angeli, stanchi di tanto divertimento, si assopiscono sui fumi della pittrice, come se fossero nuvole e godono perchè tante possibilità avevano conferito per salvaguardare la materia; ma sprecata da incauti uomini, come l’estate si incendia la sterpaglia, cosi loro alimentano fiamme con le loro ali.
Le nuvole del Paradiso da qualche movimento di bassa pressione dovranno pur venire, forse dalle fiamme di qualche Inferno! Lucifero, l’angelo che piu’ di tutti amava il Signore, lo sa bene…
E’ ironia quella della Martucci, che già cosi consapevole della caducità della materia, la rende impalpabile. Come uno scherzo, un divino gioco dell’aria. Ma perchè, nello stesso istante, cosi tanta voglia di toccare i suoi lavori?
Alcuni di leccarli, alcuni di appoggiarci le dita tra un’insenatura e l’altra quasi come se fossero le ampie rughe di un’ grande mano. Che qualcuno, vedendoci smarriti in quell’ enorme giocoso incendio purificatore, voglia tendercela?
Vorrei pensarlo, perchè la sensazione di volare come un angelo sopra un mondo ormai incendiato dalla sua stessa inutilità, mi rassicura. Mi salva.
